Oltre le Verità...

28-09-03

Home
MENZOGNE USA
Sezione Italia
Sezione U.S.A.
Link Utili
Immagini
Commenti
Medio Oriente

 

 
 
 

 

Benvenuti in Mondo Libero dagli U.S.A.

Questo Sito Web nasce per la forte esigenza che sento crescere in mè, di Diffondere la Verità che sta dietro alle varie verità dei Mass Media Ufficiali ormai in mano a Sionisti senza Scrupoli e Potentati Vari... che col loro denaro hanno ormai il Monopolio dell'informazione Televisiva e su Carta Stampata e sempre più si addentrano anche nel Mondo On-Line. Credo che dopo aver fatto un giro per le pagine di questo sito, anche voi sentirete quel senso di nausea che sento ora io, e il Bisogno Impellente di fare Qualcosa...

Prima che sia Troppo Tardi...

PRIMO PIANO

Parti del Documento che Svela oltre ogni dubbio, come stanno le cose. VAI

Quindici dirottatori dell'11 settembre avevano ottenuto il loro visto in Arabia Saudita. Michael Springman, ex capo dell'ufficio visti americano di Jeddah, aveva dichiarato già a partire dal 1987 che la CIA aveva emesso illegalmente dei visti a richiedenti non qualificati provenienti dal Medio Oriente, per portarli negli USA e addestrarli in atti di terrorismo per la guerra in Afghanistan in collaborazione con Bin Laden (BBC, 6 novembre 2001). Continua

In realtà, lo stesso Tony Blair ha accennato a questa possibilità quando ha detto al Liaison committee della House of commons: "Ad essere sinceri, non c'era modo di ottenere il consenso dell'opinione pubblica per lanciare una campagna contro l'Afghanistan, se non per quello che è successo l'11 settembre" (Times, 17 luglio 2002). Continua

Ma di fronte al rifiuto dei Talebani di accettare le condizioni statunitensi, i rappresentanti statunitensi hanno detto loro: "o accettate la nostra offerta di un tappeto d'oro, o vi ricopriamo di un tappeto di bombe" (Inter Press Services, 15 novembre 2001). Coninua

C'è un possibile precedente per questo fatto. Gli archivi nazionali americani rivelano che il Presidente Roosevelt usò proprio questo approccio con Pearl Harbor il 7 dicembre 1941. Continua

Si sarebbe così salvato lo sfortunato impianto energetico della Enron a Dabhol sulla costa occidentale dell'India, in cui l'impresa aveva investito 3 miliardi di dollari e la cui sopravvivenza economica dipendeva dall'accesso a gas a buon mercato. Continua

Così pure, Rumsfeld era così determinato ad ottenere una giustificazione per un attacco all'Iraq che in dieci diverse occasioni ha chiesto alla CIA di trovare prove che legassero l'Iraq all'11 settembre; la CIA è sempre tornata indietro a mani vuote (Time magazine, 13 maggio 2002). Continua

In realtà, l'11 settembre ha offerto un pretesto estremamente conveniente per mettere in atto il piano del PNAC. Ci sono di nuovo prove lampanti che i piani per un'azione militare contro l'Afghanistan e l'Iraq fossero pronti molto prima dell'11 settembre. Una relazione del Baker Institute of Public Policy per il governo statunitense affermava nell'aprile 2001 che "gli Stati Uniti sono prigionieri del loro dilemma energetico. Continua

 

Affare Telekom, il "conte" Marini pagato e protetto dallo Stato

Ecco tutta la Verità dietro l' 11 Settembre 2001

Ecco il Link interno
Quello Originale e file in Acrobat navigabile con tutti i link inglobati fatto da mè.

Guerra e pace

L'Irak, Israele e gli ebrei

di Giorgio Gomel

 

Uno stereotipo diffuso fra alcuni opinion makers in Europa è che la guerra all’Iraq abbia servito gli interessi di Israele e dell’ebraismo americano e mondiale e che, quasi in una variante moderna dei Protocolli dei Savi di Sion, sia il potere degli ebrei a guidare la politica estera degli Stati Uniti e quindi, in virtù della supremazia planetaria di questi, le sorti stesse del mondo.

Questo preconcetto è falso.

Va confutato prima che si radichi negli orientamenti profondi dell’opinione pubblica non solo perché esso può facilmente degenerare in posizioni antisemite, ma perché è oggettivamente falso.

Certamente, la deposizione, cattura o morte di Saddam Hussein e il disarmo dell’Iraq sono benefici importanti per Israele. La potenziale minaccia militare irachena sul fronte orientale è dissolta. Un canale di finanziamento del terrore suicida palestinese è reciso. Ma non è affatto certo che il trapianto forzato di democrazia occidentale in un paese arabo abbia successo, né è certo che alla vittoria dell’esercito americano non segua nel tempo un’ulteriore esplosione di radicalismo arabo-islamico volto contro l’Occidente. Né è certo che la sconfitta dell’Iraq dischiuda – se non vi sarà un’azione di pressione energica e concertata in seno al Quartetto fra Europa e Stati Uniti – spiragli di una trattativa fra Israele e Palestina, come avvenne dieci anni fa quando al termine della Guerra del Golfo prima la Conferenza di Madrid, poi la vittoria elettorale di Rabin contro il Likud di Shamir posero le premesse degli accordi di Oslo del 1993.

Non resiste a un solido esame critico neppure l’opinione per cui sia stata preponderante l’influenza ebraica nel Congresso americano, in particolare attraverso l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e il Jewish Institute for National Security Affairs, per giungere al voto quasi unanime in appoggio all’Amministrazione circa l’invasione dell’Iraq. Certamente, l’AIPAC esercita un’influenza importante nel Congresso in favore di Israele, e spesso in sostegno alle posizioni più oltranziste della destra israeliana, ma nel caso dell’Iraq sono stati altri interessi organizzati a spingere potentemente per la guerra: l’industria militare, le compagnie petrolifere, le correnti fondamentaliste cristiane.

La terza asserzione che si ritrova nel dibattito circa gli ebrei e la guerra attiene al numero elevato di ebrei nell’intelligentsjia neoconservative, oltreché tra i consiglieri di Bush e i policy makers più influenti nel partito repubblicano e nell’Amministrazione. Questi annoverano alcuni dei principali artefici della strategia della "guerra preventiva" e della dottrina del dominio "unilateralista" degli Stati Uniti. Ricordiamo alcuni dei più noti. Fra i primi, William Kristol (1), Charles Krauthammer, Robert Kagan, Daniel Pipes. Fra i secondi, Paul Wolfowitz (Vicesegretario alla Difesa ), Richard Perle (Chairman del Defense Policy Board), Douglas Feith (uno dei Sottosegretari alla Difesa), Elliot Abrams (Direttore per il Medio Oriente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, già incriminato perché implicato negli anni di Reagan nell’affare Iran-Contras nicaraguensi).

Anche qui il giudizio è in parte viziato da una deformazione statistica. Intanto, era preponderante il numero di ebrei nell’Amministrazione Clinton – da Madeleine Albright ai Ministri del Tesoro Rubin e Summers, dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale Samuel Berger al Ministro del Lavoro Reich, agli inviati in Medio Oriente Dennis Ross, Aaron Miller, ecc. Secondo, è molto elevato il numero di ebrei fra gli esponenti democratici più "liberal" nel Congresso e nella sinistra intellettuale (2).

In verità, ambedue i fatti sono epifenomeni di un comune elemento sottostante, cioè, il primato intellettuale che il mondo ebraico esercita nella società civile e nelle istituzioni negli Stati Uniti.

Due sono, a mio avviso, invece le questioni veramente rilevanti.

L’una è se il peso crescente di questi ebrei neoconservative tradisca o precorra uno spostamento a destra dell’ebraismo americano e delle sue tradizionali inclinazioni progressiste (3).

La seconda è se vi siano un’affinità ideologica e un’alleanza politica, al di là di una contingente convergenza di interessi nel favorire la guerra all’Iraq, fra questa corrente di pensiero e la destra nazionalista al potere in Israele.

Circa il primo punto è possibile che gli anni a venire – sin dalle elezioni presidenziali del prossimo anno – segnino uno spostamento nel voto degli ebrei americani in favore del partito repubblicano per almeno due motivi :

1) sebbene gli ebrei restino in larga parte legati idealmente ai valori propri dei democratici (tutela delle minoranze, pluralismo religioso, separazione fra stato e chiese, antirazzismo), dal punto di vista sociale essi si vanno integrando sempre più negli strati medio-alti e conformando quindi a interessi di classe e valori conservatori;

2) come riflesso del sostegno americano a Israele e, in particolare, del sostegno dell’Amministrazione Bush a Sharon e al Likud. La novità politica importante risiede dunque, non tanto nel peso degli ebrei neoconservative – in larga parte ebrei del tutto assimilati, silenti circa la loro ebraicità –, quanto nel crescere di una presenza ebraica organizzata nel partito repubblicano, un tempo del tutto minoritaria anche negli anni di Reagan e di Bush padre. Spiccano fra questi alcuni grossi finanziatori quali il gioviale Mel Sembler, oggi ambasciatore americano a Roma, ieri esponente repubblicano nella Florida retta dal fratello di Bush.

Circa il secondo punto, è vero e inquietante che si sia cementata un’alleanza ideologico-politica fra i neoconservative negli Stati Uniti e la destra israeliana. Essi propugnano l’idea che Israele e Stati Uniti debbano muoversi all’unisono e che nel Medio Oriente la cooperazione strategica con Israele sia vitale alle esigenze di sicurezza degli Stati Uniti. Questa visione di una comunanza di interessi è stata ovviamente rafforzata dagli attentati del settembre 2001 e dall’abilità retorica di Sharon nell’equiparare Arafat a Bin Laden, l’Israele assediato dai palestinesi all’America aggredita dal terrore di Al Qaeda.

Ma la sua genesi precede l’ondata terroristica recente. Già nel 1996 Richard Perle, Douglas Feith e altri, come consulenti di Netanyahu allora primo ministro di Israele, lo esortavano in un loro rapporto ad abbandonare gli accordi di Oslo e il principio di "territori in cambio di pace" e ad agire per affermare il Grande Israele e per rimuovere dal potere Saddam Hussein. Più di recente, allorché nel giugno 2002 Bush presentò il suo piano per la ripresa delle trattative israelo-palestinesi che pose le premesse della successiva "roadmap" oggi in discussione, numerosi esponenti di associazioni ebraiche americane – religiose e laiche – non ebbero alcuna remora a firmare una petizione al Presidente contro la nascita di uno stato palestinese con esponenti della destra repubblicana e cristiano-fondamentalista. L’imperativo della difesa di Israele e, con l’inasprirsi del conflitto con i palestinesi, il sostegno alle posizioni più scioviniste e refrattarie al compromesso dei suoi governi hanno spinto molte associazioni ebraiche di tendenza moderata-conservatrice ad accettare le seduzioni della "Christian Right" e delle sette evangeliche fondamentaliste. Queste sono strumentalmente e provvisoriamente filoisraeliane, ma nel profondo antisemite. Abbracciano l’ideologia estremista del Grande Israele, predicano l’annessione dei territori occupati e la soggezione permanente dei palestinesi.

Come ricorda acutamente Barbara Spinelli (La Stampa, 6.4.2003), "Lo Stato di Israele deve esistere e grandemente espandersi affinché siano create le condizioni del Secondo avvento di Gesù: un avvento che comporterà tuttavia la fine dello Stato di Israele, la conversione in massa degli ebrei, e il loro sciogliersi definitivo nel cristianesimo che trionferà all’indomani dell’Armageddon, la finale lotta tra bene e male… Israele è al tempo stesso condizione del ritorno messianico e figura dell’anticristo… Ambedue elette da Dio, la nazione americana e quella israeliana hanno un comune compito di redenzione del mondo, ma alla fine una delle due – la nazione terrena – sarà inghiottita dall’altra, la nazione celeste. A parole Israele è difesa. In realtà viene usata".

Quali sono dunque, in questo contesto, le chances effettive che gli Stati Uniti, d’intesa con il Quartetto, impongano a Israele l’accettazione della "roadmap" per la pace e la nascita di uno stato palestinese entro il 2005? Non molte, anche se dopo la guerra all’Iraq i rapporti con il mondo arabo e l’Europa e la necessità di stabilizzare la regione spingeranno Bush in questa direzione. I segnali dei mesi scorsi non sono incoraggianti. La "roadmap" doveva essere resa pubblica nel dicembre 2002. Ma Sharon ottenne in una prima fase che fosse rinviata a dopo le elezioni israeliane, ricevendo così dagli Stati Uniti un appoggio enorme alla sua campagna, poi a dopo la guerra irachena. In questi giorni il governo d’Israele ha chiesto agli americani emendamenti sostanziali al piano.

Gli interessi della destra repubblicana e la prospettiva delle elezioni del 2004 indeboliranno la capacità di Bush di premere su Sharon. Eppure, soltanto le pressioni degli Stati Uniti, con il sostegno del resto del mondo e una qualche forma di presenza internazionale – di osservatori oppure di una vera forza multinazionale di pace (4) – potranno porre un freno alla violenza, dare avvio allo smantellamento delle colonie ebraiche, condurre a una crisi di governo in Israele con l’uscita dei partiti di estrema destra contrari ad ogni accordo di pace e riportare le parti al tavolo dei negoziati sulla base dei parametri di Clinton del dicembre 2000.

Giorgio Gomel

 

(1) William Kristol, di cui è uscito di recente con Lawrence Kaplan, "The War over Iraq: Saddam’s Tyranny and America’s Mission", Encounter, è autore del "Project for the New American Century" – il testo ideologico principale di questa corrente di pensiero. Come Kristol, anche altri sono figli – in senso biologico, non solo culturale – dei primi teorici neoconservative che ebbero grande influenza intellettuale negli anni ’80 nello spingere verso una politica estera più assertiva nei riguardi dell’URSS e del "comunismo" mondiale : Norman Podhoretz, Irving Kristol, Nathan Glazer. Ironicamente, da giovani (negli anni ’40) buona parte di costoro erano ideologicamente trotzkisti.

(2) Fra questi, vi sono i 456 firmatari, di cui 125 rabbini, di un appello reso pubblico sul New York Times il 21 marzo scorso dal titolo "Perché gli ebrei dovrebbero opporsi alla guerra all’Iraq". Il messaggio principale era: "Il precetto ebraico à chiaro : persegui la giustizia, ricerca la pace, opera incessantemente per il Tikkun Olam".

(3) Ancora nelle elezioni del 2000 Bush ottenne meno del 20 % del voto ebraico.

(4) In un recente scritto ( "Dopo l’Iraq. Il fronte israeliano", Aspenia, 20, 2003), Shlomo Ben-Ami, Ministro degli esteri nell’ultimo governo Barak, propone che una forza internazionale di peace-keeping agisca sotto l’egida di un vero e proprio mandato internazionale nei Territori.

 

Uno stralcio di questo articolo è stato pubblicato su "la Stampa" del 20 maggio 2003

 

Wa Azan di Ayoon (ogni paese arabo è in pericolo)
Al-Hayat 2003/08/28 Di Khazen Di Al Di Jihad


Ho lasciato i Neo-Conservatori Radicali del Likudnik (Partito di estremisti “Ultra-Ortodossi” israeliano Ndr.) nell’amministrazione degli Stati Uniti, solo che non sembra vogliano andarsene. Mentre facevo una ricerca in rete riguardante la Palestina mi sono imbattuto in un articolo scritto da due dei membri peggiori della gang Robert Kagan e William Kristol riguardo al resoconto del fine settimana nell’ IRAQ del post-Saddam.

 ( eccovi  l'articolo a cui si riferisce, scaricabile in Acrobat):
"Do What It Takes in Iraq, William Kristol & Robert Kagan, August 25, 2003"
sul sito http://www.newamericancentury.org/iraqmiddleeast.htm

Nonostante sia Pubblicato e Scritto a firma di quegli stessi Neo-Conservayoti che hanno mandato a morire tutti quei giovani americani in una guerra ingiustificata contro una minaccia inesistente, solo ed unicamente per fare gli interessi di Israele. Questo articolo chiede ora ancora più uomini da sacrificare mandandoli a perdere la vita in Iraq, il che conferma che la gang israeliana è Americana solamente nel nome, ma in realtà, completamente votata agli interessi israeliani.

Infatti, Kagan e Kristol hanno scritto quello che con un po di fortuna, gli Stati Uniti potranno riuscire a fare in Iraq nei prossimi mesi, adducendo che l’unico pericolo per le truppe è costituito dal limitato numero di uomini e risorse stanziate sul campo iraqeno.


Secondo loro, la causa della dolorosa situazione iraqena è la conseguenza dell’insufficente numero di soldati americani, che dovrebbero quindi essere aumentati, assieme alle risorse finanziarie stanziate, e all’invio di civili da adibire a incarichi logistico-strategici sul territorio.


Mentre stavo leggendo di questi insolenti “Avvocati di Israele”, sono arrivato alla parte in cui la stampa americana pubblicava i rapporti sul numero di vittime Americane cadute da quel 1° Maggio 2003, data dichiarata da Bush come fine delle ostilita’, ad oggi. Ebbene ho notato che il numero di Americani caduti in incidenti di guerra e’ ad oggi pari al numero di persone uccise durante il conflitto, e che lo ha addirittura sorpassato, e continuerà ad aumentare esponenzialmente e a lungo sino a quando la scelta tra Guerra e Pace resterà nelle mani della “Israel's gang.”


Due dei “Lieder” di questo gruppo, Paul Wolfowitz e Douglas Feith, che sono rispettivamente
il Vice-Segretario e uno dei Sottosegretario alla Difesa, sono quelli che assieme a parte dell’ufficio per i Programmi-Speciali hanno fornito le false informazioni, esagerate o gonfiate di volta in volta quando le varie  CIA, FBI el Ministero della Difesa non offrivano informazioni "convenienti" per giustificare la guerra, perche’ magari tali informazioni semplicemente non esistevano.

Quindi, era necessario informazioni sostitutive, ed i membri della gang hanno provato duramente con le attuali agenzie; infatti, tutti conosciamo quel Lewis "Scooter" Libby capo dello staff  del vice presidente Dick Cheney e Newt Gingrich, ”l’ex presidente della maggioranza ebrea nel congresso”, entrambi hanno più volte e a più riprese contattato la CIA facendo pressioni sui funzionari che vi lavorano, per fare in modo di  portarli a fornire le informazioni richieste.

William Luti è l’incaricato dell'amministrazione quotidiana dell'ufficio di
Programmi-Speciali; è sottoposto a Feith, che a sua volta è sottoposto a Wolfowitz.
Giusto per ricordarlo brevemente al lettore, va detto che questi aveva pianificato e messo per iscritto precedentemente all’attacco del 9/11 contro l'Iraq, l’attuazione del suo programma di distruzzione dei paesi arabi uno dopo l'altro, così permettendo ad  Israele di guadagnare il controllo sulle risorse della regione e trasformarli tutti negli schiavi di  criminali di guerra come Ariel Sharon, Shaul Mofaz ed altri nuovi neo-Nazisti.

Non sto qui a chiamare in causa Sharon per un futile motivo ma pittosto basandomi su quello che Julian Burger  ha scritto sul “The Guardian” del mese scorso riguardo alla pianificazione messa in atto da uno “Speciale Ufficio” grazie agli stretti  rapporti con un altro ufficio simile affiliato
a Sharon in Israele, per offrire il maggior numero di informazioni all’Amministrazione Bush assieme alle informazioni fornite dal Mossad. Non a caso le visite degli israeliani a
Washington non seguono i Canali Ufficiali, poichè sono protette e sotto l’autorità del Feith e neppure hanno bisogno di permessi.

Queta mia non riguarda soltanto l'Iraq; Paul Wolfowitz, Richard Perle, Kagan,
Kristol e gli altri hanno tutti patrocinato una nuova strategia, che come ho più volte detto nei miei interventi, comincia nell'Iraq, poi si muove in Siria, poi nel Libano, l'Iran, l'Arabia Saudita ed altre. Tutti questi paesi dovrebbero essere distrutti o sottomessi per assicurare “la sicurezza dell'Israele."

Che cosa abbiamo oggi? Abbiamo tonnellate di bugie circa la Siria, Libano, Iran e
l'Arabia Saudita. Sono così deprecabili  che non vale nemmeno la pena che io stia a ribatterle, ma io gradirei sapere su cosa si basano le asserite accuse alla Siria e l'Iran di concedere ai
"terroristi" da entrare nell'Iraq e nell'accusare l'Arabia Saudita di essere lo stato da cui partono
"i terroristi" ed il finanziamento del terrorismo, sono “pure bugie” che fanno parte di un vecchio
copione inventato dai neo-conservatori, che ora hanno trovato l'occasione di metterlo in pratica
dal momento in cui hanno assunto la direzione della politica estera degli Stati Uniti.

 Il lettore deve avere sentito parlare dei funzionari degli Stati Uniti coinvolti nello scandalo dei Meeting con il commerciante iraniano delle armi di cui si parla nel “Iran-Contra Scandal”.

Tutto quello che vi posso dire è  che fu’ propio il Feith a mandare questi funzionari in combutta coi “Radicali del Zionist Ledeen” è che ci sono sempre loro dietro, anche questa volta, come sempre da quando questa cricca e’ nota, ovvero dai tempi del mandato Reagan.

Sta di fatto che il ritorno dei 136.000 soldati mandati dagli STATI UNITI mandati in
Iraq, si allontana al ritmo di 2-3 soldati al giorno (Quando gli va bene Ndt.).

 E mentre le loro famiglie vorrebbero il loro ritorno a casa, la “Gang di Israele” vorrebbe mandarne altri in Iraq, e di conseguenza aumentare il budget per il loro soggiorno, anche se è stato ampiamente provato che questo paese non è una minaccia alla sicurezza degli STATI UNITI o di qualsiasi altra Nazione alla luce del fatto che non ha ne armi di distruzione di massa ne un programma nucleare, o qualsiasi altro mezzo che possa costituire una qualsiasi minaccia, all’esatto contrario dei  Neo-Conservatori invece, che approfittando dell'ufficio dei “Programmi-Speciali” stanno trasbordando a bordo di elicotteri e carri armati degli Stati Uniti gli uomini dell’opposizione Iraquena loro emissari.

Io vi dico che ogni “Paese Arabo è in Pericolo” e che sono tutti minacciati dalla stessa sorte toccata all'Iraq come testimonia l’odierna situazione, a meno che tutti insieme ci alziamo in piedi
di fronte  a Israele ed ai suoi Agenti infiltrati nella gestione degli STATI UNITI,
chi illegalmente si nascondono sotto il nome di “Neo-Conservatori” e che non esitano
a sacrificare le vite degli stessi Americani, immaginiamo quindi cosa potrebbero fare a noi.

Sharon «Siamo giudei nazisti» (LEGGI)

Per i blackout i Democratici accusano Bush, amico della lobby dell'energia (LEGGI)

«Siamo una superpotenza con una rete e un sistema elettrico

del Terzo Mondo» (LEGGI)

La guerra in Iraq
Un'agenda segreta? (LEGGI)

Due pesi due misure:
riconoscere il terrorismo dello Stato d'Israele

 (parte I) - (parte II)

Ecco la Verità, Sionismo/Terrorismo, Sionista/Terrorista, Palestinesi(Partigiani) oggi ci sono loro, ieri gli Italiani.

Aperto il Forum - Postateci le vostre Opinioni

 

Come è nato il falso dossier sull'uranio che gli emissari di Saddam Hussein avrebbero acquistato in Niger

Quindi i “consulenti” sono il primo anello di una catena di riscontri che risale una scala gerarchica?

“Si, possiamo dire così. Ma è importante anche l’”ambiente” dal quale proviene la notizia: il Niger non è un punto di forza e di penetrazione della nostra intelligence. Non ce n’è mai fregato nulla del Niger a noi italiani”.

Ed allora perché i “consulenti” italiani si trovavano in quel paese?

“Ma perché dopo le pressioni della Casa Bianca per dare la caccia ad una informazione che non si sapeva neppure se esistesse come presupposto, i servizi di Londra e di Roma in particolare avevano acceso una rete enorme di reperimento di informazioni per cercare di capire e per cercare di vedere cosa poteva rimanere impigliato nella rete stessa come qualità di informazioni.

Africa, Asia, America Latina, ogni luogo poteva essere buono come “sorgente” della notizia. E tutti avevano sguinzagliato tutti in ogni luogo”.

E quella notizia giunta dal Niger?

“Quella notizia che arrivava dal Niger puzzava di bruciato lontano mille miglia"

Quale scala gerarchica seguono le note e le informazioni raccolte dai “consulenti”?

“Una scala molto semplice: il “consulente” invia l’informativa al suo servizio di riferimento. Questi ultimi la passano per l’analisi ad altri uffici, dopodiché se la notizia “regge” ad una analisi politica e “logica” prosegue il suo cammino fino ai livelli superiori dei servizi dove viene “classificata”. Infine portata a conoscenza delle autorità politiche: la commissione di controllo sui servizi di sicurezza e naturalmente gli uffici del Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi”.

N.B. Ed ecco il perchè di cotanta amicizia tra B. Silvio e W George.

Leggi tutto l'articolo (Sezione INTERNAZIONALE)

Leggi quello Specifico su :

Uraniogate, fu Berlusconi ad accreditare le notizie false tratto dal Quotidiano UNITA'

 

Il 12 giugno, gli americani, in forze, hanno attaccato una “base dei terroristi” a nord di Bagdad, lasciando più di 100 morti, in accordo con un portavoce statunitense. Il termine “terrorista” è importante, perché implica che personaggi simili ad al Qaeda stiano attaccando i liberatori, e così il collegamento tra l’Iraq e l’11 settembre è fatto, cosa che non fu fatta esplicitamente nella propaganda pre-bellica.
Più di 400 prigionieri sono stati fatti nell’operazione. E’ stato riportato che la maggioranza è andata ad aggiungersi a migliaia di iracheni in un luogo di prigionia all’aeroporto di Baghdad: un campo di concentramento sullo stile di quello di Bagram, da dove le persone vengono portate a Guanatanamo Bay. In Afghanistan gli americani catturano gli autisti di taxi per spedirli all’oblio, via Bagram. Come i ragazzi di Pinochet in Cile, coloro che vengono percepiti come ostili “spariscono”.
“Cerca e distruggi”, la tattica di far terra bruciata del Vietnam, è tornata. Nelle aride pianure del sud est dell’Afghanistan, il villaggio di Niazi Qala non esiste più.
Gli aerei americani l’hanno fatto sparire prima dell’alba del 30 dicembre 2001 massacrando, tra gli altri, i partecipanti a un matrimonio. Coloro che abitavano il villaggio hanno detto che donne e bambini correvano in direzione di uno stagno senz’acqua, in cerca di protezione, ma hanno sparato loro mentre fuggivano. Dopo due ore gli aerei e gli assalitori se ne sono andati. In accordo con un’indagine delle Nazioni Unite 52 persone erano state uccise, tra loro 25 bimbi. “Li abbiamo identificati come obiettivo militare”, dice il Pentagono, come un eco della risposta che venne inizialmente data per il massacro di My Lai, 35 anni fa.

Leggi tutto l'articolo sul Vietnam di Bush
 


TRADIMENTO - I Retroscena degli Ultimi Giorni del Regime - LEGGI
 


U.S. MNEMOCIDE WAR MACHINE - LA DISTRUZIONE DELLA STORIA IRAQENA
LA DISTRUZIONE SISTEMATICA A DANNO DELL' UMANITA' - LEGGI

 

 

bullet

www.disinformazione.it

bulletIslam, Palestina e Mondo Arabo
bullet

Dopo l'11 Settembre 2001

bullet www.Arabia.it - Attualità
bullet Scrivi alle commissioni esteri e difesa di camera e senato
bulletSito di Felice Apicella (C.R.I.) immagini dall'IRAQ (Solo Adulti)
bullet Guerra: Vietnam, l'Agente Orange continua a uccidere i civili.
bulletUnità On-Line
bullet http://www.informationguerrilla.org
bullet 

Quando…
 

Quando i ladri, gli ipocriti e i traditori governano un paese…

Quando le libertà sono derise…

Quando il tradimento regna…

Quando la corruzione, la decadenza e l'ingiustizia diventano sistemi di governo…

E quando le bocche sono imbavagliate…

Allora, non ci resta che fare ciò che Khalid al-Islambuli ed i suoi fratelli hanno fatto.

Khalid al-Islambuli, la lancia del popolo contro la fonte del tradimento, il tuono potente della collera dei diseredati e dei sottomessi.

Martire, egli è simile a una luce nelle tenebre del silenzio e della viltà, il grido della verità in faccia ai tiranni ed ai corrotti dittatori che infettano questo mondo.

Gloria a te per il giorno in cui hai lanciato il primo colpo contro il petto del despota traditore; rovesciando il suo trono hai vendicato l'Egitto e tutti i musulmani.

La pace sia su di te il giorno in cui, esercitando il tuo sacro dovere, moristi Martire. Il tuo supremo addio è un invito a pensare e giunge nel più profondo della terra…

I "grandi" sono "grandi" perché tutti gli altri sono in ginocchio!

Leviamoci in piedi!
 

Ahmed Rami
(estratto dal suo libro "Ett live for frihet")

Attualità

 

Ai membri delle commissioni Esteri e Difesa della Camera e del Senato

VIA I SOLDATI ITALIANI DALL'IRAQ

232 milioni di finanziamento per "proteggere" 22 milioni di aiuti umanitari: queste due cifre, contenute nel decreto in discussione alla Camera dei deputati, bastano a chiarire la finalità della cosiddetta "Missione Babilonia": non sono i soldati a servire da protezione agli aiuti, ma gli aiuti a costituire il pretesto per inviare 3.000 soldati che, inquadrati sotto il comando britannico, avranno funzione di controllo territoriale e di ordine pubblico nella regione di Nassiriya.
L'Italia si aggiunge così agli Usa e alla Gran Bretagna come potenza occupante, e mentre si inviano soldati che dovranno fronteggiare il malcontento iracheno per l'occupazione, le aziende italiane si mettono in fila (oltre 200 di cui una dozzina già vincitrici di appalti) per partecipare alla torta della ricostruzione.
La protezione degli aiuti è un pretesto, anzi l'invio dei militari può mettere a rischio gli operatori umanitari italiani.
In Iraq operano da mesi centinaia di volontari e cooperanti internazionali, delle ONG, della Croce Rossa, delle agenzie delle Nazioni Unite, senza bisogno di nessuna protezione militare, anzi è proprio questa indipendenza che ha garantito sinora la loro incolumità. L'eventuale legame con le forze di occupazione potrebbe compromettere la loro sicurezza.
Chiediamo che la Camera ritiri subito la missione militare e che i fondi così risparmiati (232 milioni di euro) vengano integralmente utilizzati per interventi umanitari e di cooperazione allo sviluppo.

Cordialmente
 

Home | MENZOGNE USA | Sezione Italia | Sezione U.S.A. | Link Utili | Immagini | Commenti | Medio Oriente

Ultimo aggiornamento: 28-09-03